È stato un vero piacere essere presenti a questo INTERCLUB che ha dato la possibilità al nostro club di toccare con mano un temp,che anche se non ci tocca personalmente è molto importsnte per la comunità.La relatrice ha spiegato in modo molto umano e concreto che il carcere, da solo, non basta a risolvere il problema della criminalità.
Anzi: oggi il vero tema è aiutare le persone a reinserirsi nella società, lavorando molto “sul fuori”, cioè sulla comunità, sul lavoro, sulla casa e sulle relazioni.
Ha raccontato la sua esperienza iniziata nel 1991 lavorando in carcere, quando i detenuti erano spesso persone con una vera “carriera criminale”. Oggi invece il carcere è cambiato moltissimo: è pieno di persone fragili, con problemi psichici, dipendenze, povertà, solitudine e spesso senza casa o documenti.
Molti detenuti non riescono ad accedere alle misure alternative non perché siano pericolosi, ma perché non hanno i requisiti minimi:
- un domicilio,
- un lavoro,
- una famiglia che li accolga.
Ha sottolineato che il sovraffollamento è gravissimo: il carcere ospita molte più persone di quelle previste e questo crea condizioni disumane, tensioni e anche un forte aumento dei suicidi.
Secondo lei, la sicurezza vera non si ottiene lasciando le persone chiuse per anni, ma creando percorsi graduali di reinserimento:
- lavoro,
- formazione professionale,
- lavori socialmente utili,
- sostegno psicologico,
- comunità che accolgono.
Ha spiegato strumenti come:
- l’articolo 21, che permette ai detenuti di uscire per lavorare e poi rientrare in carcere;
- l’affidamento in prova ai servizi sociali;
- la semilibertà;
- la messa alla prova, che evita il carcere per reati meno gravi e prevede attività utili alla collettività.
Un punto molto forte del suo intervento è stato questo:
“Le persone non sono il reato che hanno commesso.”
Ha detto che spesso chi entra in questi percorsi può essere chiunque:
- giovani,
- professionisti,
- insegnanti,
- medici,
- persone normali che hanno commesso errori o si sono trovate in situazioni difficili.
Per questo la società dovrebbe smettere di vedere il carcere come “un mondo separato”.
Ha anche parlato del ruolo fondamentale delle associazioni, fondazioni e cittadini:
- offrire opportunità di lavoro,
- corsi,
- mediazione linguistica,
- attività culturali,
- gruppi di lettura,
- arte terapia,
- volontariato.
Tutto questo aiuta le persone a diventare più responsabili e a non tornare a delinquere.
Infine ha spiegato che anche il loro ufficio lavora con pochissime risorse e personale insufficiente, nonostante seguano migliaia di persone tra carcere e misure esterne.
Il messaggio finale è stato molto chiaro:
- evitare il carcere quando possibile aiuta tutti;
- mantenere legami con famiglia, lavoro e società è fondamentale;
- accogliere in modo serio e controllato significa fare sicurezza vera;
- la comunità deve sentirsi parte della soluzione, non estranea al problema.
Poter salutare tutti gli amici Rotariani degli altri club è sempre un bellissimo momento ricco di soddisfazioni