Conviviale del 16 Aprile 2026

Conviviale del 16 Aprile 2026

Una serata di pensiero, esperienza e profondità umana con la straordinaria presenza di Don Giulio Dellavite che ci ha illuminato con il suo pensiero: “dal fare all’essere”, un’occasione anche per rivedere i soci del club satellite Orio International

La conviviale ci ha donato una serata intensa, ricca di contenuti, ma soprattutto di umanità, nella quale il racconto personale si è intrecciato con la riflessione culturale, spirituale e perfino manageriale, offrendo a tutti i presenti non solo spunti di pensiero, ma autentiche occasioni di introspezione. Con linguaggio brillante, vivace, a tratti ironico e sempre profondamente autentico, il relatore ha accompagnato i presenti in un percorso che non è stato soltanto il racconto della propria vocazione e della propria esperienza ecclesiastica, ma anche una vera meditazione sul significato del servire, dello scegliere, del rinnovarsi e del saper leggere la realtà in profondità.

Proprio attorno al verbo servire si è snodato uno dei fili conduttori più affascinanti della serata. Servire non come gesto passivo, ma come capacità alta e consapevole di mettersi a disposizione degli altri, di comprendere il valore delle cose oltre il semplice calcolo dei costi, di valutare non soltanto i risultati, ma anche le reazioni che essi generano e le relazioni che costruiscono o, talvolta, incrinano. Una visione matura, profonda, che ha mostrato quanto il vero successo non possa mai essere separato dal valore umano delle scelte compiute. Il racconto biografico, iniziato dai primi anni in seminario e proseguito poi attraverso gli incarichi pastorali, gli studi, l’esperienza romana e i dieci anni vissuti in Vaticano, ha restituito ai presenti il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare ogni tappa della propria vita in un’occasione di crescita. Ne è emersa con forza una convinzione: ogni ruolo, anche il più alto, ha senso solo se non perde mai il contatto con la realtà concreta delle persone.

Molto suggestiva la riflessione sul significato dell’essere “capo” o guida. Non basta comandare: occorre saper ascoltare in profondità, sostenere, rialzare, accompagnare, aiutare gli altri a trovare equilibrio e possibilità di crescita. Un vero leader, ci è stato ricordato, non è colui che impone, ma colui che sa supportare, nel senso più pieno del termine: portare su, sostenere, e poi aiutare ad andare oltre. Tra i passaggi più coinvolgenti, il relatore ha sottolineato come il cambiamento non sia mai un fatto semplice o spontaneo. Tutti desiderano che le cose cambino, ma pochi sono davvero disposti a cambiare. Per farlo occorre rompere schemi, abbandonare sicurezze, avere il coraggio di guardare le cose da un’altra prospettiva. È stato un invito forte a non restare prigionieri dell’abitudine, ma a diventare persone capaci di leggere il presente, comprendere i segni del tempo e osare nuovi passi.

Di straordinario fascino anche la parte dedicata ai Pontefici incontrati o studiati da vicino, riletti non solo come grandi figure della storia della Chiesa, ma come risposte provvidenziali ai bisogni di epoche differenti. Da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Papa Francesco fino a Papa Leone, il racconto ha restituito il senso di una Chiesa che, pur tra difficoltà e cambiamenti, continua a cercare il linguaggio giusto per parlare al proprio tempo. Particolarmente toccante la riflessione conclusiva sui giovani e sulla spiritualità contemporanea. Secondo quanto emerso, i giovani di oggi non sono affatto privi di ricerca interiore: forse sono meno legati alla religiosità tradizionale, ma sono profondamente assetati di senso, autenticità, ascolto, verità. Questo dato, letto con lucidità e speranza, è apparso come una sfida ma anche come una grande opportunità per il futuro.

La serata ha lasciato nei presenti la sensazione preziosa di aver ascoltato non soltanto una testimonianza, ma una vera lezione di vita: sul coraggio di cambiare, sull’umiltà del servire, sulla necessità di ascoltare davvero e sulla responsabilità di far crescere, insieme a noi stessi, anche chi ci è accanto.

Il messaggio più bello emerso nel corso della conviviale è stato proprio questo: non cresciamo davvero da soli; diventiamo più grandi soltanto quando aiutiamo a crescere anche gli altri .

Conviviale del 9 Aprile 2026

Conviviale del 9 Aprile 2026

Il talento femminile come leva di valore 

Relatrice Myriam Lodovici 

La conviviale del 9 aprile ci ha offerto molto più di una semplice riflessione: è stata un’occasione autentica di confronto, capace di toccare corde profonde, personali oltre che professionali. Il tema affrontato – come attrarre, trattenere e valorizzare il talento femminile in azienda – è stato proposto con uno sguardo nuovo, lontano da schemi ideologici e vicino invece a una visione concreta, quasi “imprenditoriale”: non una questione di giusto o sbagliato, ma una vera leva di competitività e crescita. Supportata da studi autorevoli di realtà internazionali come McKinsey&Company e Boston Consulting Group, la serata ha evidenziato con chiarezza come le aziende capaci di integrare una maggiore presenza femminile, soprattutto nei ruoli decisionali, ottengano risultati migliori: più innovazione, maggiore solidità nei momenti di crisi, decisioni più equilibrate. Ma al di là dei numeri – pur significativi – ciò che ha colpito è stata la riflessione sul perché questo accada. I team diversi funzionano meglio perché si confrontano di più, perché si mettono in discussione, perché evitano il rischio del pensiero unico. La diversità diventa così non un ostacolo, ma un motore: genera dialogo, stimola visioni nuove, arricchisce le decisioni.

Particolarmente coinvolgente è stato l’esercizio proposto, che ci ha portato a guardarci dentro con sincerità: da chi ci facciamo influenzare ogni giorno? La risposta, quasi inevitabile, è stata sorprendente nella sua semplicità: tendiamo a circondarci di persone simili a noi. È un meccanismo naturale, rassicurante, ma che rischia di limitare la nostra capacità di innovare e crescere. Ecco allora emergere una consapevolezza importante: l’inclusione non è spontanea, va costruita. Il percorso indicato è chiaro e concreto: attrarre, trattenere e sviluppare il talento. Ma soprattutto, passare da una logica di uguaglianza a una di equità. Non dare a tutti le stesse opportunità, ma dare a ciascuno ciò di cui ha realmente bisogno per esprimere il proprio valore. L’immagine finale, semplice ma potente, dell’albero da cui cadono le mele ha reso questo concetto immediatamente comprensibile: non basta offrire la stessa scala a tutti, se le condizioni di partenza sono diverse. È necessario “raddrizzare l’albero”, creare cioè contesti realmente inclusivi. La serata si è così conclusa con un messaggio che merita di accompagnarci anche oltre la conviviale: la diversità esiste, l’equità si sceglie, l’inclusione si costruisce nel tempo. Un invito, per tutti noi rotariani, a essere non solo osservatori, ma protagonisti di questo cambiamento, portandolo nelle nostre aziende, nelle nostre professioni e, prima ancora, nel nostro modo di pensare.

È stato un vero piacere , un’immensa gioia ed una grande opportunità poter sentire dalla voce di Myriam Lodovici una ,io la definirei ,lezione per tutti noi imprenditori ed anche per coloro che vivono costantemente negli uffici a contatto con il genere femminile, a volte ancora sottovalutato .Credo che gli spunti che ci ha dato servono trasversalmente tutti noi.

Nella medesimo occasione è stato un privilegio per me poter spillare il nuovo socio Roberto Robert che ha effettuato il suo passaggio dal club Rotariano Hospital One al nostro.
L’amico Roberto è una persona molto generosa, benvoluta da tutti con una grande passione per la scrittura e la lettura dei libri gialli, che ci ha onorato in passato, della sua presenza, presentandoci i suoi scritti.
Bollettino del 24 Marzo 2026

Bollettino del 24 Marzo 2026

Interclub del Gruppo Orobico1 presso il ristorante San Marco a Bergamo Sede del club Bergamo ovest promotore della serata con la partecipazione del nostro club

Titolo della serata: “Come utilizzare al meglio l’intelligenza emotiva”

Relatore : la socia del Club Rotary Bergamo Ovest Antonietta Colucci, psichiatra, coordinatrice del servizio psichiatrico presso la struttura ospedaliera “Humanitas”

In un mondo dove dominano le capacità organizzative, invita a porre attenzione alle emozioni spiegando che esse sono neuro trasmissioni che si innestano in conseguenza ad uno stimolo, interno od esterno, come per esempio la paura che, al profilarsi di un pericolo, lancia un allarme che coinvolge tutto il sistema corporeo. Ma ci sono anche momenti di gioia che determinano la produzione di ciò che necessita per sintonizzare il complesso meccanismo umano alla piacevolezza di un viaggio, di uno svago, di un progetto. Ma il tempo emotivo è un tempo lento che necessita di poter gestire le emozioni, mitigando quelle negative ed esaltando quelle positive. E qui interviene la comunicazione che può essere verbale, para verbale, non verbale, relazionale nell’ambito delle quali il tono e la postura acquisiscono grande rilevanza Le emozioni se mal gestite, danno origine a conflitti, ansia, stress e depressione. Se ben gestite dall’intelligenza emotiva, generano soddisfazione e benessere.

Come poi raggiungere gli obiettivi attraverso il riconoscimento degli stati emotivi, saper dare un nome alle emozioni, riconoscere i legami, non posso che indirizzarvi ad un bravo psichiatra! L’importante, come ha detto Antonietta, è “imparare a gestire le emozioni escludendo il giudizio”

Bollettino del 12 marzo 2026

Bollettino del 12 marzo 2026

In una serata densa di contenuti, riflessioni e memoria storica, il nostro Club ha avuto il piacere di ospitare la presentazione del volume “Il PSI e la questione ambientale (1983–1993)” di Riccardo Tamburro, un’opera che ci ha accompagnati in un viaggio significativo tra politica, ambiente e visione del futuro.L’autore ha saputo raccontare con chiarezza e profondità una stagione cruciale della storia italiana: gli anni in cui, sotto la guida del Partito Socialista Italiano, si è iniziato a costruire una coscienza ambientale moderna, capace di coniugare sviluppo economico e sostenibilità. 

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Bollettino del 19 marzo 2026

Bollettino del 19 marzo 2026

Nella conviviale del 19 marzo il nostro socio rotariano Antonio Brandi accompagnato dal figlio Alberto ha tenuto una lezione dal titolo:” Anche i numeri parlano: una guida strategica alla lettura del bilancio; dalla teoria all’analisi del caso Dalmine S.p.A.”

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Bollettino del 13 Febbraio 2026

Bollettino del 13 Febbraio 2026

La musica che unisce: una serata tra emozione, cultura e comunità

In occasione del Rotary Day e del 21° anniversario dalla fondazione del Rotary Club Dalmine Centenario, il nostro Club nella serata del 13 Febbraio ha voluto donare alla città un momento di autentica bellezza, capace di parlare al cuore di tutti attraverso un linguaggio universale: la musica.

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