Bollettino del 7 maggio 2026

Bollettino del 7 maggio 2026

La serata ha raccontato il mondo affascinante della Mille Miglia e delle gare di regolarità per auto storiche, attraverso gli interventi di Walter Consoli e Alberto Aliverti che ha sostituito l’amico Sergio Carrara.

Alberto ci ha spiegato che la vera Mille Miglia, disputata dal 1927 al 1957, era una gara di velocità: le auto partivano da Brescia, arrivavano a Roma e tornavano indietro. Tutto cambiò dopo il tragico incidente del 1957 a Cavriana, in cui morirono il pilota Alfonso de Portago, il navigatore e alcuni spettatori. Da allora nacquero le gare di regolarità, dove non vince chi corre più veloce, ma chi riesce a mantenere con precisione tempi e passaggi stabiliti al centesimo di secondo.

I relatori hanno raccontato che partecipare alla Mille Miglia moderna è estremamente difficile e costoso: ogni anno arrivano circa mille richieste da tutto il mondo, ma vengono accettati solo circa quattrocento equipaggi. Le auto devono essere modelli che abbiano realmente partecipato alla Mille Miglia storica.

Grande spazio è stato dedicato alla Coppa delle Alpi, gara collegata alla Mille Miglia che si svolge tra Italia, Svizzera, Austria e altri Paesi alpini. Walter Consoli ha raccontato la sua esperienza accanto all’amico Sergio Carrara: giorni intensi, migliaia di chilometri, prove di precisione, fatica fisica, emozioni e grande amicizia. I due hanno ottenuto risultati importanti, vivendo un’avventura fatta di passione, concentrazione e spirito di squadra.

È emerso anche quanto siano fondamentali l’intesa tra pilota e navigatore, la preparazione tecnica e l’allenamento continuo. Le gare richiedono infatti precisione assoluta, sensibilità nei tempi e perfetta sintonia con la vettura.

Oltre all’aspetto sportivo, i partecipanti hanno sottolineato la magia umana della Mille Miglia: l’accoglienza delle città, le folle lungo le strade, l’entusiasmo delle persone e il fascino senza tempo delle auto storiche rendono questa esperienza unica e profondamente emozionante.

Avendo trascorso una preziosa serata ricca di racconti entusiasmanti,ma senza la partecipazione di Sergio ,ho riproposto per il 4 Giugno una altra serata con la presenza di Sergio Carrara,per poter continuare ad ascoltare meravigliosi aneddoti di un mondo ai più sconosciuto, ma molto affascinate

Conviviale del 30 aprile

Conviviale del 30 aprile

Il 30 Aprile 2026 è stata una bellissima occasione per rivederci e ascoltare con interesse il nostro socio Gian Battista Gualdi che avendo una società chiamata “Abracadabra”, si occupa di magia e ci ha condotto nel mondo dell’ipnosi …anche se il relatore ha chiarito subito una cosa: l’ipnosi non è magia, non è sonno e non è un potere speciale.

L’ipnosi è uno stato naturale della mente, che viviamo spesso senza accorgercene: quando siamo molto concentrati, quando immaginiamo qualcosa, quando ci perdiamo nei pensieri o quando stiamo per addormentarci.

Il messaggio principale è stato che dentro ognuno di noi ci sono risorse, capacità e forze che spesso non sappiamo di avere. L’ipnosi serve proprio ad aiutare la persona a farle emergere.

Il relatore ha spiegato che nessuno può essere ipnotizzato se non vuole. La fiducia è fondamentale: ci si lascia guidare solo da chi percepiamo come affidabile.

Ha parlato anche dell’uso dell’ipnosi in ambito medico, per esempio per aiutare a gestire dolore, ansia e paura durante alcune procedure. Non perché la persona “dorma”, ma perché la mente riesce a concentrarsi in modo diverso e più potente.

Un altro concetto importante è stato quello dell’immaginazione. La parola “immagina” è molto forte, perché permette alla mente di vedere possibilità nuove. Chi sa immaginare può anche progettare, cambiare, migliorare e realizzare qualcosa.

Durante la serata sono stati fatti piccoli esperimenti:

  • incrociare le braccia in modo diverso dal solito;
  • abbracciarsi per 20 secondi;
  • osservare immagini che cambiano a seconda della concentrazione;
  • fare un breve esercizio di rilassamento guidato.

Tutto serviva a mostrare che la nostra mente è abituata a certe strade, ma può impararne di nuove.

Il relatore ha spiegato anche la differenza tra guidare e manipolare.
Manipolare significa spingere qualcuno a fare qualcosa contro la sua volontà.
Guidare, invece, significa sostenere una persona, mettersi al suo servizio e aiutarla a trovare una strada.

Ha citato anche lo sport, il public speaking, il lavoro, la leadership e la vita quotidiana: in tutti questi ambiti la mente può diventare una grande alleata.

Il messaggio finale è stato molto positivo:

non dobbiamo restare prigionieri delle nostre paure o delle nostre convinzioni limitanti. Dentro di noi c’è già molto di più di quello che pensiamo.

E, come nella frase citata alla fine:

ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono: per questo si chiama presente.

Interclub del 22 aprile

Interclub del 22 aprile

È stato un vero piacere essere presenti a questo INTERCLUB che ha dato la possibilità al nostro club di toccare con mano un temp,che anche se non ci tocca personalmente è molto importsnte per la comunità.La relatrice ha spiegato in modo molto umano e concreto che il carcere, da solo, non basta a risolvere il problema della criminalità.
Anzi: oggi il vero tema è aiutare le persone a reinserirsi nella società, lavorando molto “sul fuori”, cioè sulla comunità, sul lavoro, sulla casa e sulle relazioni.

Ha raccontato la sua esperienza iniziata nel 1991 lavorando in carcere, quando i detenuti erano spesso persone con una vera “carriera criminale”. Oggi invece il carcere è cambiato moltissimo: è pieno di persone fragili, con problemi psichici, dipendenze, povertà, solitudine e spesso senza casa o documenti.

Molti detenuti non riescono ad accedere alle misure alternative non perché siano pericolosi, ma perché non hanno i requisiti minimi:

  • un domicilio,
  • un lavoro,
  • una famiglia che li accolga.

Ha sottolineato che il sovraffollamento è gravissimo: il carcere ospita molte più persone di quelle previste e questo crea condizioni disumane, tensioni e anche un forte aumento dei suicidi.

Secondo lei, la sicurezza vera non si ottiene lasciando le persone chiuse per anni, ma creando percorsi graduali di reinserimento:

  • lavoro,
  • formazione professionale,
  • lavori socialmente utili,
  • sostegno psicologico,
  • comunità che accolgono.

Ha spiegato strumenti come:

  • l’articolo 21, che permette ai detenuti di uscire per lavorare e poi rientrare in carcere;
  • l’affidamento in prova ai servizi sociali;
  • la semilibertà;
  • la messa alla prova, che evita il carcere per reati meno gravi e prevede attività utili alla collettività.

Un punto molto forte del suo intervento è stato questo:
“Le persone non sono il reato che hanno commesso.”

Ha detto che spesso chi entra in questi percorsi può essere chiunque:

  • giovani,
  • professionisti,
  • insegnanti,
  • medici,
  • persone normali che hanno commesso errori o si sono trovate in situazioni difficili.

Per questo la società dovrebbe smettere di vedere il carcere come “un mondo separato”.

Ha anche parlato del ruolo fondamentale delle associazioni, fondazioni e cittadini:

  • offrire opportunità di lavoro,
  • corsi,
  • mediazione linguistica,
  • attività culturali,
  • gruppi di lettura,
  • arte terapia,
  • volontariato.

Tutto questo aiuta le persone a diventare più responsabili e a non tornare a delinquere.

Infine ha spiegato che anche il loro ufficio lavora con pochissime risorse e personale insufficiente, nonostante seguano migliaia di persone tra carcere e misure esterne.

Il messaggio finale è stato molto chiaro:

  • evitare il carcere quando possibile aiuta tutti;
  • mantenere legami con famiglia, lavoro e società è fondamentale;
  • accogliere in modo serio e controllato significa fare sicurezza vera;
  • la comunità deve sentirsi parte della soluzione, non estranea al problema.

Poter salutare  tutti gli amici Rotariani degli altri club è sempre un bellissimo momento ricco di soddisfazioni

Conviviale del 16 Aprile 2026

Conviviale del 16 Aprile 2026

Una serata di pensiero, esperienza e profondità umana con la straordinaria presenza di Don Giulio Dellavite che ci ha illuminato con il suo pensiero: “dal fare all’essere”, un’occasione anche per rivedere i soci del club satellite Orio International

La conviviale ci ha donato una serata intensa, ricca di contenuti, ma soprattutto di umanità, nella quale il racconto personale si è intrecciato con la riflessione culturale, spirituale e perfino manageriale, offrendo a tutti i presenti non solo spunti di pensiero, ma autentiche occasioni di introspezione. Con linguaggio brillante, vivace, a tratti ironico e sempre profondamente autentico, il relatore ha accompagnato i presenti in un percorso che non è stato soltanto il racconto della propria vocazione e della propria esperienza ecclesiastica, ma anche una vera meditazione sul significato del servire, dello scegliere, del rinnovarsi e del saper leggere la realtà in profondità.

Proprio attorno al verbo servire si è snodato uno dei fili conduttori più affascinanti della serata. Servire non come gesto passivo, ma come capacità alta e consapevole di mettersi a disposizione degli altri, di comprendere il valore delle cose oltre il semplice calcolo dei costi, di valutare non soltanto i risultati, ma anche le reazioni che essi generano e le relazioni che costruiscono o, talvolta, incrinano. Una visione matura, profonda, che ha mostrato quanto il vero successo non possa mai essere separato dal valore umano delle scelte compiute. Il racconto biografico, iniziato dai primi anni in seminario e proseguito poi attraverso gli incarichi pastorali, gli studi, l’esperienza romana e i dieci anni vissuti in Vaticano, ha restituito ai presenti il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare ogni tappa della propria vita in un’occasione di crescita. Ne è emersa con forza una convinzione: ogni ruolo, anche il più alto, ha senso solo se non perde mai il contatto con la realtà concreta delle persone.

Molto suggestiva la riflessione sul significato dell’essere “capo” o guida. Non basta comandare: occorre saper ascoltare in profondità, sostenere, rialzare, accompagnare, aiutare gli altri a trovare equilibrio e possibilità di crescita. Un vero leader, ci è stato ricordato, non è colui che impone, ma colui che sa supportare, nel senso più pieno del termine: portare su, sostenere, e poi aiutare ad andare oltre. Tra i passaggi più coinvolgenti, il relatore ha sottolineato come il cambiamento non sia mai un fatto semplice o spontaneo. Tutti desiderano che le cose cambino, ma pochi sono davvero disposti a cambiare. Per farlo occorre rompere schemi, abbandonare sicurezze, avere il coraggio di guardare le cose da un’altra prospettiva. È stato un invito forte a non restare prigionieri dell’abitudine, ma a diventare persone capaci di leggere il presente, comprendere i segni del tempo e osare nuovi passi.

Di straordinario fascino anche la parte dedicata ai Pontefici incontrati o studiati da vicino, riletti non solo come grandi figure della storia della Chiesa, ma come risposte provvidenziali ai bisogni di epoche differenti. Da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Papa Francesco fino a Papa Leone, il racconto ha restituito il senso di una Chiesa che, pur tra difficoltà e cambiamenti, continua a cercare il linguaggio giusto per parlare al proprio tempo. Particolarmente toccante la riflessione conclusiva sui giovani e sulla spiritualità contemporanea. Secondo quanto emerso, i giovani di oggi non sono affatto privi di ricerca interiore: forse sono meno legati alla religiosità tradizionale, ma sono profondamente assetati di senso, autenticità, ascolto, verità. Questo dato, letto con lucidità e speranza, è apparso come una sfida ma anche come una grande opportunità per il futuro.

La serata ha lasciato nei presenti la sensazione preziosa di aver ascoltato non soltanto una testimonianza, ma una vera lezione di vita: sul coraggio di cambiare, sull’umiltà del servire, sulla necessità di ascoltare davvero e sulla responsabilità di far crescere, insieme a noi stessi, anche chi ci è accanto.

Il messaggio più bello emerso nel corso della conviviale è stato proprio questo: non cresciamo davvero da soli; diventiamo più grandi soltanto quando aiutiamo a crescere anche gli altri .

Conviviale del 9 Aprile 2026

Conviviale del 9 Aprile 2026

Il talento femminile come leva di valore 

Relatrice Myriam Lodovici 

La conviviale del 9 aprile ci ha offerto molto più di una semplice riflessione: è stata un’occasione autentica di confronto, capace di toccare corde profonde, personali oltre che professionali. Il tema affrontato – come attrarre, trattenere e valorizzare il talento femminile in azienda – è stato proposto con uno sguardo nuovo, lontano da schemi ideologici e vicino invece a una visione concreta, quasi “imprenditoriale”: non una questione di giusto o sbagliato, ma una vera leva di competitività e crescita. Supportata da studi autorevoli di realtà internazionali come McKinsey&Company e Boston Consulting Group, la serata ha evidenziato con chiarezza come le aziende capaci di integrare una maggiore presenza femminile, soprattutto nei ruoli decisionali, ottengano risultati migliori: più innovazione, maggiore solidità nei momenti di crisi, decisioni più equilibrate. Ma al di là dei numeri – pur significativi – ciò che ha colpito è stata la riflessione sul perché questo accada. I team diversi funzionano meglio perché si confrontano di più, perché si mettono in discussione, perché evitano il rischio del pensiero unico. La diversità diventa così non un ostacolo, ma un motore: genera dialogo, stimola visioni nuove, arricchisce le decisioni.

Particolarmente coinvolgente è stato l’esercizio proposto, che ci ha portato a guardarci dentro con sincerità: da chi ci facciamo influenzare ogni giorno? La risposta, quasi inevitabile, è stata sorprendente nella sua semplicità: tendiamo a circondarci di persone simili a noi. È un meccanismo naturale, rassicurante, ma che rischia di limitare la nostra capacità di innovare e crescere. Ecco allora emergere una consapevolezza importante: l’inclusione non è spontanea, va costruita. Il percorso indicato è chiaro e concreto: attrarre, trattenere e sviluppare il talento. Ma soprattutto, passare da una logica di uguaglianza a una di equità. Non dare a tutti le stesse opportunità, ma dare a ciascuno ciò di cui ha realmente bisogno per esprimere il proprio valore. L’immagine finale, semplice ma potente, dell’albero da cui cadono le mele ha reso questo concetto immediatamente comprensibile: non basta offrire la stessa scala a tutti, se le condizioni di partenza sono diverse. È necessario “raddrizzare l’albero”, creare cioè contesti realmente inclusivi. La serata si è così conclusa con un messaggio che merita di accompagnarci anche oltre la conviviale: la diversità esiste, l’equità si sceglie, l’inclusione si costruisce nel tempo. Un invito, per tutti noi rotariani, a essere non solo osservatori, ma protagonisti di questo cambiamento, portandolo nelle nostre aziende, nelle nostre professioni e, prima ancora, nel nostro modo di pensare.

È stato un vero piacere , un’immensa gioia ed una grande opportunità poter sentire dalla voce di Myriam Lodovici una ,io la definirei ,lezione per tutti noi imprenditori ed anche per coloro che vivono costantemente negli uffici a contatto con il genere femminile, a volte ancora sottovalutato .Credo che gli spunti che ci ha dato servono trasversalmente tutti noi.

Nella medesimo occasione è stato un privilegio per me poter spillare il nuovo socio Roberto Robert che ha effettuato il suo passaggio dal club Rotariano Hospital One al nostro.
L’amico Roberto è una persona molto generosa, benvoluta da tutti con una grande passione per la scrittura e la lettura dei libri gialli, che ci ha onorato in passato, della sua presenza, presentandoci i suoi scritti.
Bollettino del 24 Marzo 2026

Bollettino del 24 Marzo 2026

Interclub del Gruppo Orobico1 presso il ristorante San Marco a Bergamo Sede del club Bergamo ovest promotore della serata con la partecipazione del nostro club

Titolo della serata: “Come utilizzare al meglio l’intelligenza emotiva”

Relatore : la socia del Club Rotary Bergamo Ovest Antonietta Colucci, psichiatra, coordinatrice del servizio psichiatrico presso la struttura ospedaliera “Humanitas”

In un mondo dove dominano le capacità organizzative, invita a porre attenzione alle emozioni spiegando che esse sono neuro trasmissioni che si innestano in conseguenza ad uno stimolo, interno od esterno, come per esempio la paura che, al profilarsi di un pericolo, lancia un allarme che coinvolge tutto il sistema corporeo. Ma ci sono anche momenti di gioia che determinano la produzione di ciò che necessita per sintonizzare il complesso meccanismo umano alla piacevolezza di un viaggio, di uno svago, di un progetto. Ma il tempo emotivo è un tempo lento che necessita di poter gestire le emozioni, mitigando quelle negative ed esaltando quelle positive. E qui interviene la comunicazione che può essere verbale, para verbale, non verbale, relazionale nell’ambito delle quali il tono e la postura acquisiscono grande rilevanza Le emozioni se mal gestite, danno origine a conflitti, ansia, stress e depressione. Se ben gestite dall’intelligenza emotiva, generano soddisfazione e benessere.

Come poi raggiungere gli obiettivi attraverso il riconoscimento degli stati emotivi, saper dare un nome alle emozioni, riconoscere i legami, non posso che indirizzarvi ad un bravo psichiatra! L’importante, come ha detto Antonietta, è “imparare a gestire le emozioni escludendo il giudizio”