Riassunto

La serata è stata dedicata a un tema delicato e sempre più attuale: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, patologie complesse che interessano in particolare adolescenti e giovani.

“Oltre lo specchio, comprendere e affrontare i disturbi dell’alimentazione”

con Stefania Zanotti, medico psicoterapeuta

Veronica Lodovichi, psicologa psicoterapeuta ed

Eleonora natalizio, dietista

Membri dell’équipe multidisciplinare dell’ambulatorio di diagnosi e cura dei disturbi dell’alimentazione della nutrizione con sede a Bergamo dal nome :”6al centro” in via Verdi, 2 .

E con la partecipazione di Gianangelo Lazzari, vicepresidente dell’associazione genitori per la lotta ai disturbi alimentari.

La serata è stata dedicata a un tema delicato e sempre più attuale: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, patologie complesse che interessano in particolare adolescenti e giovani.

A introdurre l’argomento è stata la dott.ssa Zanotti dello Studio “6 al Centro”, ambulatorio specializzato nella diagnosi e nella cura dei disturbi del comportamento alimentare, presente a Bergamo e Brescia.La dottoressa ha sottolineato innanzitutto l’importanza di una presa in carico multidisciplinare: psicoterapeuti, dietiste, psichiatra e, quando necessario, internista lavorano insieme, perché questi disturbi coinvolgono contemporaneamente corpo, mente, emozioni e relazioni.Particolarmente significativi i dati presentati: i disturbi alimentari interessano soprattutto i giovani e negli ultimi anni si è osservato un progressivo abbassamento dell’età di esordio, con un aumento dei casi anche sotto i 14 anni. Sono inoltre in crescita i casi nella popolazione maschile.Anoressia e bulimia: il cibo è solo la parte visibile

Ampio spazio è stato dedicato ad anoressia e bulimia nervosa.

Nell’anoressia prevalgono la paura di ingrassare, la restrizione alimentare, il bisogno esasperato di controllo e una percezione alterata del proprio corpo. Nella bulimia si instaura invece frequentemente un circolo di restrizione, fame, perdita di controllo, abbuffata e successivi comportamenti compensatori.In entrambi i casi, però, il rapporto problematico con il cibo rappresenta spesso soltanto la manifestazione più visibile di un disagio molto più profondo.Uno degli aspetti più interessanti dell’intervento è stato infatti leggere il disturbo alimentare anche come possibile espressione di una difficoltà nel processo di crescita.L’adolescenza comporta trasformazioni profonde: accettare un corpo che cambia, separarsi progressivamente dalla famiglia, costruire la propria identità, confrontarsi con i coetanei e affrontare le prime relazioni affettive. Quando emozioni e conflitti diventano difficili da riconoscere ed esprimere, può essere il corpo a diventare il linguaggio attraverso il quale quel disagio viene manifestato.Tra i fattori di vulnerabilità sono stati ricordati bassa autostima, perfezionismo esasperato, bisogno di controllo, paura del giudizio, rigidità del pensiero e difficoltà nel riconoscere le proprie emozioni.

Il peso della società dell’immagine

Importante anche la riflessione sul contesto sociale nel quale crescono oggi i ragazzi.Bellezza, magrezza, successo e prestazione rischiano di trasformarsi in veri e propri valori. Social network e modelli estetici possono amplificare questa pressione proprio nel momento in cui l’identità dell’adolescente è ancora in costruzione.A questi elementi possono aggiungersi eventi scatenanti quali diete molto rigide intraprese precocemente, cambiamenti fisici, infortuni sportivi, lutti, separazioni o situazioni che mettono in crisi l’autostima.Prevenire significa aiutare a costruire un’identità

Accanto ai fattori di rischio, la serata ha posto grande attenzione sui fattori protettivi.

Prevenire significa aiutare i ragazzi a costruire un’autostima che non dipenda esclusivamente dall’aspetto fisico o dalla prestazione, insegnare loro a riconoscere le emozioni e ad accettare cambiamento, frustrazione e imperfezione.Fondamentale è il ruolo della famiglia: ascolto, dialogo, sicurezza emotiva e limiti chiari, evitando che corpo, peso e cibo diventino oggetto continuo di giudizio.Altrettanto importanti sono la scuola, le amicizie e la socialità. In particolare, è stata sottolineata l’importanza di formare gli adulti affinché sappiano riconoscere precocemente i campanelli d’allarme. La tempestività dell’intervento può infatti incidere in maniera determinante sul percorso di cura.

Dal “corpo performante” al “corpo da abitare”

La seconda parte dell’incontro ha coinvolto i presenti in una breve esperienza di rilassamento, respirazione e consapevolezza corporea.

Il significato dell’esperienza è stato quello di mostrare quanto, nei disturbi alimentari, possa crearsi una separazione tra una mente che controlla e giudica e un corpo che la persona fatica invece a sentire e riconoscere.

Uno degli obiettivi terapeutici diventa allora accompagnare la persona dal “corpo performante”, che deve continuamente rispondere a modelli e aspettative, a un “corpo da abitare”, riconosciuto e accettato insieme alle proprie risorse e fragilità.

A concludere la serata è intervenuto Angelo Lazzari, vicepresidente di Agenda Lilla, associazione nata dall’esperienza di genitori delle province di Bergamo e Brescia.

L’associazione svolge attività di prevenzione e offre sostegno alle famiglie, anch’esse profondamente coinvolte nel percorso della malattia.Un messaggio è emerso con particolare chiarezza: la battaglia non deve diventare quella dei genitori contro il figlio o la figlia, ma quella della famiglia, insieme, contro la malattia.

La serata ha lasciato quindi una riflessione importante: prevenire un disturbo alimentare non significa soltanto parlare di alimentazione, ma creare contesti nei quali un giovane possa costruire la propria identità, accettare anche le proprie fragilità e trovare le parole per esprimere ciò che sente, senza dover affidare al corpo ciò che non riesce ancora a dire.