Riassunto

La conviviale con Don Giulio Dellavite è stata una serata intensa e ricca di umanità, centrata sul passaggio “dal fare all’essere”. Attraverso il racconto della sua esperienza personale, spirituale e pastorale, il relatore ha offerto una profonda riflessione sul significato del servire, inteso non come gesto passivo, ma come scelta consapevole, capace di dare valore alle relazioni, alle persone e al senso delle proprie azioni.

Un tema centrale è stato quello della leadership autentica: guidare non significa imporre, ma ascoltare, sostenere, accompagnare e aiutare gli altri a crescere. È emerso anche come il cambiamento richieda coraggio, disponibilità a mettere in discussione abitudini e sicurezze, e capacità di leggere il presente con uno sguardo nuovo.

Una serata di pensiero, esperienza e profondità umana con la straordinaria presenza di Don Giulio Dellavite che ci ha illuminato con il suo pensiero: “dal fare all’essere”, un’occasione anche per rivedere i soci del club satellite Orio International

La conviviale ci ha donato una serata intensa, ricca di contenuti, ma soprattutto di umanità, nella quale il racconto personale si è intrecciato con la riflessione culturale, spirituale e perfino manageriale, offrendo a tutti i presenti non solo spunti di pensiero, ma autentiche occasioni di introspezione. Con linguaggio brillante, vivace, a tratti ironico e sempre profondamente autentico, il relatore ha accompagnato i presenti in un percorso che non è stato soltanto il racconto della propria vocazione e della propria esperienza ecclesiastica, ma anche una vera meditazione sul significato del servire, dello scegliere, del rinnovarsi e del saper leggere la realtà in profondità.

Proprio attorno al verbo servire si è snodato uno dei fili conduttori più affascinanti della serata. Servire non come gesto passivo, ma come capacità alta e consapevole di mettersi a disposizione degli altri, di comprendere il valore delle cose oltre il semplice calcolo dei costi, di valutare non soltanto i risultati, ma anche le reazioni che essi generano e le relazioni che costruiscono o, talvolta, incrinano. Una visione matura, profonda, che ha mostrato quanto il vero successo non possa mai essere separato dal valore umano delle scelte compiute. Il racconto biografico, iniziato dai primi anni in seminario e proseguito poi attraverso gli incarichi pastorali, gli studi, l’esperienza romana e i dieci anni vissuti in Vaticano, ha restituito ai presenti il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare ogni tappa della propria vita in un’occasione di crescita. Ne è emersa con forza una convinzione: ogni ruolo, anche il più alto, ha senso solo se non perde mai il contatto con la realtà concreta delle persone.

Molto suggestiva la riflessione sul significato dell’essere “capo” o guida. Non basta comandare: occorre saper ascoltare in profondità, sostenere, rialzare, accompagnare, aiutare gli altri a trovare equilibrio e possibilità di crescita. Un vero leader, ci è stato ricordato, non è colui che impone, ma colui che sa supportare, nel senso più pieno del termine: portare su, sostenere, e poi aiutare ad andare oltre. Tra i passaggi più coinvolgenti, il relatore ha sottolineato come il cambiamento non sia mai un fatto semplice o spontaneo. Tutti desiderano che le cose cambino, ma pochi sono davvero disposti a cambiare. Per farlo occorre rompere schemi, abbandonare sicurezze, avere il coraggio di guardare le cose da un’altra prospettiva. È stato un invito forte a non restare prigionieri dell’abitudine, ma a diventare persone capaci di leggere il presente, comprendere i segni del tempo e osare nuovi passi.

Di straordinario fascino anche la parte dedicata ai Pontefici incontrati o studiati da vicino, riletti non solo come grandi figure della storia della Chiesa, ma come risposte provvidenziali ai bisogni di epoche differenti. Da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Papa Francesco fino a Papa Leone, il racconto ha restituito il senso di una Chiesa che, pur tra difficoltà e cambiamenti, continua a cercare il linguaggio giusto per parlare al proprio tempo. Particolarmente toccante la riflessione conclusiva sui giovani e sulla spiritualità contemporanea. Secondo quanto emerso, i giovani di oggi non sono affatto privi di ricerca interiore: forse sono meno legati alla religiosità tradizionale, ma sono profondamente assetati di senso, autenticità, ascolto, verità. Questo dato, letto con lucidità e speranza, è apparso come una sfida ma anche come una grande opportunità per il futuro.

La serata ha lasciato nei presenti la sensazione preziosa di aver ascoltato non soltanto una testimonianza, ma una vera lezione di vita: sul coraggio di cambiare, sull’umiltà del servire, sulla necessità di ascoltare davvero e sulla responsabilità di far crescere, insieme a noi stessi, anche chi ci è accanto.

Il messaggio più bello emerso nel corso della conviviale è stato proprio questo: non cresciamo davvero da soli; diventiamo più grandi soltanto quando aiutiamo a crescere anche gli altri .