Bollettino 4 dicembre 2025
La conviviale del 4 dicembre si è svolta in un clima di grande partecipazione e interesse, arricchita dalla presenza di ospiti particolarmente graditi, espressione delle istituzioni del territorio.
La conviviale del 4 dicembre si è svolta in un clima di grande partecipazione e interesse, arricchita dalla presenza di ospiti particolarmente graditi, espressione delle istituzioni del territorio.
Conviviale del 27 novembre 2026 – Uno sguardo al futuro del Club con il prossimo Presidente del Club
La visita del Governatore Stefano Artese
Ci sono serate che non restano solo nella memoria degli appuntamenti, ma si trasformano in momenti capaci di lasciare un segno più profondo, umano, autentico.
Il 23 Ottobre il Club Dalmine Centenario con il Club satellite di Orio International ha potuto ascoltare dalla voce autorevole dell’amico ,attuale Presidente del Rotary club di Treviglio, la storia del grande progetto partito da club di Treviglio per combattere la poliomelite nel mondo.Progetto che partito da una piccola cittadina bergamascaha reso grande il Rotary nel mondo . (altro…)
Il giorno 16 Ottobre 2025 il Club Rotary Dalmine Centenario con alcuni ospiti anche giovanissimi,nell’ambito della manifestazione di Bergamoscienza che si è svolta dal 06 al 18 Ottobre 2025 ha organizzato una serata dedicata a tutti i rotariani dei club bergamaschi e alle loro famiglie,riguardante la Sicurezza Stradale.Un progetto che vede coinvolto con passione il nostro emerito socio Dott.Roberto Lodovici .Negli anni il numero degli incidenti stradali è aumentato in modo abnorme,causa principale lo stato di ebrezza e l’uso di droghe.Il nostro socio ci ha incitato a partecipare con i nostri amici e parenti anche e soprattutto di giovane età,nella consapevolezza che visti i gravi rischi che si corrono andando in auto non in perfette condizioni fisiche ,li porta al coinvolgimento di incidenti stradali in cui mettono in pericolo la loro vita e quella degli altri.
Abbiamo avuto a disposizione sei percorsi incentrati sulla prevenzione degli incidenti e sulla sicurezza stradale più in generale. Si è potuto utilizzare un simulatore auto che per l’evento è stato fornito direttamente dal nostro club e un simulatore moto.
Inoltre abbiamo potuto utilizzare degli specifici occhiali che ci hanno fatto vedere l’ambiente circostante come fossimo in stato di ebrezza e tossicità. Il tutto per capire e renderci conto dei pericoli di una guida in queste particolari condizioni. Ci hanno accompagnato in questi percorsi anche due collaboratori della Polizia Stradale e in particolare il Comandate nonché socio del nostro Club il Rotary Dalmine Centenario, il dott. Mauro Livolsi. Il tutto si è concluso con l’intervento del Dott. Andrea Noventa e dello stesso Comandante della polizia stradale di Bergamo i quali ci hanno intrattenuto evidenziandoci con il supporto di alcuni filmati, di quanto sia ancora poco sentita tra la cittadinanza la percezione della gravita relativa alle conseguenza procurate dagli incidenti stradali e alle ricadute su tutti noi.
La serata è stata realizzata in collaborazione con L’associazione Atena,da sempre attenta ai temi della dipendenza ed hai rischi che ne conseguono.La Presidente dell’associazione Atena ,Dott.Paola Pesenti Bolognini presente alla serata ci ha spiegato il loro impegno in questo delicato settore.Presente anche l’Avv.Lucrezia Martino che ci ha accompagnato nel percorso didattico della serata.
E’ bene ricordare che al di là della splendida serata qui enunciata, questo service denominato Facciamo sicurezza stradale è stato allestito all’interno del Festival di Bergamoscienza e che ha visto coinvolti in queste due settimane circa 400 persone tra studenti di scuola media e scuole superiori, insegnanti, formatori e rotariani nell’utilizzo di questi sei percorsi formativi, il tutto coadiuvati dai volontari di diverse associazioni.
È stata una serata molto interessante in cui abbiamo imparato molto. Abbiamo potuto attenzionare i nostri giovani accompagnatori e spiegargli le regole della buona convivenza stradale e degli impegni verso se stessi e la società,così da non mettere in atto comportamenti che possono sembrare innocui ( bere in compagnia degli amici ), ma che se non controllati diventano mortali. Ringrazio moltissimo a nome personale e di tutto il Club Roberto per questa opportunità e per avermi aiutato a redarre il bollettino.
Anche questo mese ,con vero piacere potrete leggere la lettera che il nostro Governatore ci ha inviato ,troverete spunti per importanti riflessioni .Buona lettura
Cari Amici Rotariani,
ottobre ci invita a porre al centro del nostro impegno rotariano uno degli ambiti più concreti e trasformativi della nostra azione: lo sviluppo economico e comunitario. In un tempo segnato da incertezze globali, polarizzazioni sociali e crisi ambientali, il Rotary ha l’opportunità – e la responsabilità – di contribuire alla costruzione di economie più giuste, sostenibili e inclusive.
Il nostro Distretto, ricco di competenze imprenditoriali, tecniche e culturali, è un laboratorio ideale per promuovere progetti che uniscano etica e innovazione. L’azione rotariana può generare impatto reale: sostenendo le microimprese, formando giovani all’autoimprenditorialità, accompagnando comunità locali verso modelli di crescita equa e partecipativa.
Sviluppo economico non significa solo crescita del reddito, ma potenziamento della dignità umana, delle relazioni e dell’autonomia.
In questo senso, trovo particolarmente ispirante la riflessione del Premio Nobel Amartya Sen: «lo sviluppo va inteso come espansione delle “capacità” delle persone, ovvero della loro libertà reale di essere e di fare ciò che hanno motivo di valorizzare. Non basta creare ricchezza: bisogna creare contesti in cui le persone possano svilupparsi, partecipare, scegliere».
Questa è la visione che il Rotary può sostenere, agendo con concretezza e lungimiranza.
Come ben espresso nel Piano Strategico Distrettuale, il Rotary deve agire come motore di cambiamento sociale, valorizzando il capitale umano e costruendo alleanze virtuose con enti locali, università, fondazioni e mondo del lavoro. La promozione di economie comunitarie, circolari, resilienti rappresenta una sfida culturale prima ancora che tecnica: serve uno sguardo capace di coniugare l’efficienza con la cura, l’innovazione con la solidarietà.
Mi torna alla mente una scena del film L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, ambientato nell’Appennino emiliano durante la Seconda guerra mondiale. In un contesto di privazioni estreme, una bambina muta osserva la comunità che, nonostante tutto, continua a costruire, a seminare, a condividere il pane. In quel silenzio pieno di senso, si coglie la forza dell’economia come gesto quotidiano di speranza e ricostruzione. Così anche noi, nel nostro servizio, siamo chiamati a essere costruttori pazienti di comunità.
A conferma di questo spirito, le parole di Elsa Morante risuonano potenti: «La speranza è un obbligo, non un lusso. E la salvezza del mondo non può essere delegata a nessuno: ci riguarda tutti». Una visione che ci chiama all’azione, come individui e come comunità.
Progetti come orti urbani, spazi di coworking solidale, incubatori per giovani donne imprenditrici, mercatini inclusivi o microcredito etico non sono utopie, ma pratiche già in corso in vari Club del Distretto. Vi invito a conoscerle, a collaborare, a farne modello replicabile.
In questo mese, vi propongo di organizzare incontri con realtà produttive virtuose del territorio, con cooperative sociali, con giovani innovatori. Diamo voce a chi ogni giorno costruisce lavoro dignitoso, sviluppo sostenibile, coesione. E cerchiamo con loro nuovi modi per essere “di ispirazione” nelle nostre comunità.
Cari amici, la missione del Rotary non è solo servire: è trasformare. E non c’è trasformazione senza giustizia economica e coesione sociale. Che il mese di ottobre ci trovi dunque attivi, aperti e lungimiranti nel progettare il bene comune.
Con stima e amicizia,
Stefano Artese
Governatore a.r 2025-2026
Distretto 2042 RI
Il giorno 25 Settembre 2025 il Presidente del Rotary club Città Alta ha organizzato una serata InterClub in condivisione con il nostro Club ,con il Rotary Club Bergamo Hospital 1 e il Club Inner Wheel ( mogli o figlie di Rotariani)con ospite relatore il Prof. Giuseppe Remuzzi che dal 2018 riveste la carica di Direttore dell’Istituto Mario Negri, nonché nefrologo e ricercatore scientifico di fama internazionale e recente autore del libro “Dove comincia l’uomo”.La serata ha preso il titolo del suddetto libro.
Di seguito riporto l’articolo scritto egregiamente da Aldo Angeletti, socio del Club Rotary Città Alta
Nell’insolita location del ristorante “Angolo con Vista” all’ultimo piano del ChorusLife (splendida vista di Città Alta al tramonto con tanto di spicchio di Luna) in un dialogo con il giornalista e divulgatore scientifico Giovanni Caprara, il professor Giuseppe Remuzzi ci guida in un viaggio attraverso milioni di anni di storia umana, dall’Africa di sei milioni di anni fa ai Sapiens moderni, intrecciando scoperte scientifiche, migrazioni, incroci genetici traNeanderthal e Denisovani, episodi di vita quotidiana dei nostri antenati e riflessioni sul futuro della nostra specie per comprendere come la sopravvivenza e l’evoluzione siano state possibili grazie al fondamentale contributo di linguaggio, cooperazione e altruismo.
Remuzzi porta esempi affascinanti: immaginate un ragazzo di circa 31.000 anni fa, in un villaggio del Borneo, tra foreste e fiumi, che perde una gamba a causa di un incidente o di una malattia. In un’epoca senza anestesia, senza strumenti chirurgici sterili, senza ospedali, sopravvivere a una simile ferita potrebbe sembrare impossibile. Eppure, qualcuno, un membro del gruppo, decide di prendersi cura di lui. Sa dove incidere la carne, come evitare i nervi e i vasi sanguigni principali, e quale pianta usare per alleviare il dolore. Sa anche come prevenire infezioni, pulire la ferita ogni giorno e sorvegliare la guarigione. Il ragazzo vive ancora ben nove anni dopo l’amputazione. Questo episodio, ricostruito grazie ad un ritrovamento, non è solo una prova di competenza medica: è una dimostrazione straordinaria di altruismo. Qualcuno mette la vita di un altro al centro, e questo gesto di cura e responsabilità diventa la chiave della sopravvivenza del gruppo.La stessa combinazione di altruismo e cooperazione emerge nella caccia ai grandi animali. Nei pressi di un lago vicino a Berlino, i Neanderthal riescono a cacciare settanta elefanti giganti, sufficienti a sfamare 350 persone per una settimana. Ogni dettaglio è pianificato: uomini che comunicano tra loro, distribuiscono ruoli, coordinano strategie e macellano con precisione ogni osso. È evidente che nessun animale avrebbe potuto fare lo stesso. Qui, cooperazione, linguaggio e organizzazione diventano strumenti evolutivi essenziali. Non si tratta solo di sopravvivere: è la capacità di condividere risorse, trasmettere conoscenze e pianificare il futuro che ha reso possibile la prosperità dei Sapiens.
Il prof. Remuzzi, guidato dalle domande di Caprara, ci conduce poi nel mondo della genetica e della riproduzione sessuata. Le cellule, un tempo aploidi, hanno sviluppato un errore fortunato: due cellule si fondono, creando un genoma duplicato. Questa fusione ha inizialmente aumentato il rischio di mutazioni, ma ha anche permesso la combinazione di geni favorevoli e sfavorevoli, migliorando la capacità di adattamento. La riproduzione sessuata diventa un vantaggio evolutivo, una lezione che vale per tutti: dai protozoi, ai cervi fino agli umani. Parallelamente, la cultura e l’ambiente modulano l’espressione genetica attraverso l’epigenetica. Il cosiddetto DNA “non codificante”, considerato per decenni spazzatura, si è scoperto regolare l’attività del restante 2% di DNA codificante, influenzando salute, comportamento e capacità cognitive. Persino gesti come sorridere o baciarsi hanno radici profonde nella coesione sociale: comunicano informazioni,emozioni, rafforzano legami sociali e facilitano la sopravvivenza del gruppo, dimostrando che evoluzione biologica e culturale sono intimamente intrecciate.
Un tema centrale è la capacità dell’uomo di costruire nicchie, cioè modificare l’ambiente per renderlo più ospitale. Remuzzi paragona i Sapiens ai castori: entrambi costruiscono nicchie che modificano l’ambiente, migliorandolo per sé e per altre specie. Ma se i castori sono invisibili, l’uomo è una specie invasiva: il suo impatto globale è enorme, dal cambiamento climatico all’uso intensivo delle risorse. L’uomo è una specie straordinariamente invasiva, e questa consapevolezza diventa cruciale per immaginare un futuro sostenibile. La migrazione è vista come una spinta innata della specie, che ha permesso all’uomo di espandersi fuori dall’Africa e che continuerà magari anche oltre la Terra, man mano che la popolazione crescerà e le risorse diventerannolimitate. Curiosità, intelligenza e bisogno di esplorare sono tratti innati, che hanno guidato milioni di anni di espansione e sopravvivenza.Il Professore, stimolato dal nostro Presidente (Rotary Club Città Alta), esplora anche le neuroscienze e l’ingegneria genetica affrontandone anche le implicazioni etiche: oggi è possibile correggere malattie genetiche o potenziare capacità cognitive, come la memoria nei topi. Ma emergono dilemmi etici: è giusto modificare il genoma umano per aumentare capacità fisiche o mentali? Remuzzi sottolinea che la scienza fornisce strumenti, ma spetta alla società civile stabilirne l’uso. Viene sottolineata l’importanza di un approccio informato: conoscere medicina e genetica permette di affrontare l’etica con consapevolezza, evitando decisioni impulsive basate solo su paure o pregiudizi.
Non poteva mancare, in conclusione, un accenno a salute e longevità: gli esseri umani possono vivere fino a cento o centoventi anni, ma comunque gli organi si deteriorano e la vita eterna rimane un miraggio e, forse, non è necessariamente desiderabile. Ciò che conta, sottolinea, è vivere bene, prevenire malattie, curare il corpo e la mente, e usare la scienza come strumento per migliorare l’esistenza, senza perdere di vista l’etica e il senso di comunità.In questo intreccio di storia, scienza e riflessione etica, la serata si conclude con un genuino, scrosciante applauso dei presenti al Prof. Remuzzi, segno evidente del gradimento per il tema trattato in modo così affascinante dal nostro relatore.
È stata una bellissima serata in cui tutti siamo rimasti incantati da questa storia così affascinate che ci coinvolge tutti,perché siamo il prodotto dei nostri antenati.I soci del Club Dalmine C.,mi hanno espresso il loro apprezzamento per questo Inter club così ricco di notizie e per la possibilità di aver potuto rivedere e colloquiare con gli amici roariani di altri club.